Attualità

07-10-2014

Design e sviluppo della nautica: due mondi paralleli a confronto al Salone Nautico di Genova

Industria e passione, artigianato e cultura: il design made in Italy applicato alla produzione nazionale è uno dei biglietti da visita più prestigiosi a livello mondiale. E di progettazione nel settore nautico si è parlato al Salone Nautico Internazionale di Genova, alla presenza di designer di primo piano, imprenditori e operatori del settore

Appena concluso, il Salone Nautico Internazionale di Genova continua a far parlare di sé. In questo caso, si tratta di industria e sfera emozionale; processi industriali coerenti e attenti ai costi, e nello stesso tempo progetti che soddisfano la passione del cliente. Nel settore della nautica, il design non è soltanto una “voce” che si muove nel contorno degli utili, ma rappresenta un concetto molto più ampio, destinato inevitabilmente a pizzicare le corde della passione. E di design, inteso come ingrediente in più per contribuire al rilancio del mercato nautico, si è parlato, in questi giorni, in un convegno che si è tenuto al Salone di Genova.

La tavola rotonda, dal titolo “Il design motore di sviluppo”, ha visto l’incontro fra designer di primo piano, imprenditori e operatori del settore. Un settore che, come spiega Massimo Perotti – presidente di UCINA Confindustria Nautica ma qui intervenuto in veste di presidente di Cantieri Sanlorenzo – si rinnova ed evolve anche grazie all’apporto di felici soluzioni di progettazione: “Il design – spiega Perotti - è stata la via per innovare la produzione Sanlorenzo ma anche conservare i valori della tradizione. La spinta per la nostra evoluzione è arrivata affidando gli interni delle nostre barche ad architetti di interni e non a specialisti del mondo nautico. Con questo abbiamo avuto un prodotto che non era solo barca. Inoltre abbiamo coinvolto i migliori marchi nazionali per gli elementi d’arredo, che hanno vissuto una esperienza a due direzioni. Devo ammettere che è stato anche importante per la crescita dei nostri fatturati”.

Il design nautico, dunque, innova con un occhio alla tradizione. E non va dimenticato che l’Italia è ai primi posti, a livello mondiale, quanto a cultura e attenzione al design, come indica Simona Finessi, intervenuta al convegno in rappresentanza di ADI (l’Associazione per il Disegno Industriale che ogni anno assegna i Compassi d’Oro): “Bisogna parlare di design come atteggiamento mentale, come atteggiamento verso un percorso qualitativo che può venire dalla contaminazione e condivisione. Inoltre bisogna portare avanti oltre al concetto di made in Italy anche quello di brain in Italy”. Prodotti italiani, cervelli italiani: la nautica da diporto lo è, e deve conservare il suo primato. Marco Sabetta, direttore generale del Salone del Mobile ha parlato della grande esperienza della città di Milano, che dal nucleo centrale del Salone con l’industria e le sue importanti valenze vive una trasformazione che fa diventare il design un momento culturale oltre che produttivo: “Io porto l’esperienza della nostra industria che per molti anni ha venduto senza la necessità di comunicare, perché siamo bravi.  Quello della comunicazione adesso è il lavoro più grande da fare. Abbiamo in questo momento il più grande mercato della storia dell’economia moderna, dobbiamo capire come riuscire a raccontare questo patrimonio”. Una ricchezza che, nel settore nautico, necessita di idee sempre nuove, anche in virtù dell’evoluzione tecnologica, in parte causata dalla crisi economica che costringe cantieri e progettisti a ripensare il prodotto – barca, secondo una filosofia di spoliazione della cultura finora acquisita, come afferma Mario Pedol, al quale si deve il design esterno di “Azzam”, la nave da diporto più lunga del mondo: “Il prodotto va ripensato: nella vela c’è stata una evoluzione forte che ha naturalmente migliorato le barche invece nel motore per molti anni abbiamo solo aggiunto cavalli per migliorare le prestazioni. Bisogna fare piazza pulita mentale e creare nuovi prodotti, questo è un momento interessante di creatività, la crisi è una opportunità. Il nostro compito è di contaminarsi più possibile tra di noi, non solo sugli interni che è un processo già avviato ma proprio su tutto il concept della barca”. 

Giovanni Lanzone di Domus Academy ha parlato della necessità del sistema produttivo italiano: “Se non di fare sistema, almeno fare squadra. In Italia si tratta non solo di lavorare sul design ma anche sul processo: il design deve stare a monte anche della creazione del prodotto. Bisogna lavorare sulla nautica, sui territori. Guardarsi intorno e ragionare al prodotto nel suo insieme, con il servizio, con il suo intorno. Noi costruiamo barche da settecento anni e sappiamo molto ma dobbiamo fare lavoro intenso sul come stare sui mercati”.  Michele Gismondi di Artemide ha sottolineato come il percorso della sua azienda sia sempre passato, fin dagli anni Sessanta, dalla volontà di innovazione e come le successive scoperte tecnologiche abbiano segnato il design: “L’illuminazione a led ci ha posto una nuova sfida come in passato era successo con diverse scoperte. Non solo forme quindi, la necessità di adeguarsi alle nuovo modo di fare luce e in particolare il diverso riscaldamento, ha segnato il processo verso una evoluzione. L’uso dei nostri prodotti sulle barche, ambienti difficili ma anche esigenze di qualità ed eleganza, ci ha spinto a un miglioramento del prodotto”.  Gianni Zuccon di Zuccon International Project, uno dei grandi protagonisti del design di questi anni ha ricordato come: “Il prodotto è anche il risultato di una cultura aziendale, e non basta dotarsi di consulenti eccellenti che firmano il design per raggiungere un alto livello qualitativo, ma costruire una intera cultura della qualità. Dobbiamo ricordare un concetto fondamentale: il design è una attività progettuale che tende a individuare le proprietà formali di un oggetto. Non solo i risultati estetici ma tutte quelle relazioni funzionali che devono essere considerate. Il design è una operazione di sintesi che deve vedere allo stesso tavolo il progettista, l’utente e l’industriale”. 

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